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Serial killer delle vecchiette reo confesso

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno

TARANTO – Il serial killer delle 14 vecchiette assassinate in Puglia negli anni Novanta non è credibile perchè si è autoaccusato dei delitti solo per scagionare i veri responsabili, che ha conosciuto in carcere. Per questo il pm di Taranto, Antonella Montanaro, ha chiesto oggi l’assoluzione di Ben Mohamed Ezzedine Sebai, tunisino di 44 anni, per due dei 14 omicidi di cui l’imputato si è accusato negli ultimi tempi. L’uomo è già stato condannato con sentenza definitiva a quattro ergastoli per altrettanti omicidi (all’epoca non ancora confessati) e, in primo grado, a 18 anni per un altro delitto compiuto nel foggiano per il quale il giudice ha ritenuto la sua confessione «pienamente attendibile». La richiesta di assoluzione è giunta al termine del processo con rito abbreviato per l’uccisione di Grazia Montemurro, di 75 anni (Massafra, 4 aprile 1997), e di Pasqua Rosa Ludovico, di 86, (Castellaneta 14 maggio 1997). Per la prossima udienza (l’8 gennaio 2009) è attesa la requisitoria dei pm Maurizio Carbone e Vincenzo Petrocelli per altri due omicidi di cui Sebai si è attribuito la responsabilità: quelli di Celeste Commessatti, di 73, (Palagiano, 13 agosto 1995), e Rosa Lucia Lapiscopia, di 90, (Laterza, 21 agosto 1997). Poi arriverà la sentenza. Sebai, arrestato a Palagianello (Taranto) nel settembre del 1997, ha confessato in tutto 14 omicidi e ha dichiarato di voler scagionare gli imputati detenuti ingiustamente. In sette sono stati condannati in via definitiva (un altro imputato si è suicidato dopo la condanna), ma fino a questo momento uno solo di loro, Cosimo Montemurro, ha ottenuto la semi-libertà. Contro le conclusioni della pubblica accusa tuona il legale di Sebai, Luciano Faraon. «Questo pm – denuncia – non poteva svolgere indagini perchè su questi fatti aveva già ottenuto sentenze di condanna a carico di altri due imputati ingiustamente condannati». «Il pm Montanaro – sottolinea Faraon – fa queste conclusioni per non dire di aver sbagliato in passato. Lo so che tecnicamente non vi è incompatibilità del pubblico ministero ma ciò è assurdo. Io non mi sento tranquillo». Per questo a gennaio solleverà questione di legittimità costituzionale (in relazione agli articoli 3, 24, 97 e 111) perchè il fatto che la legge non prevede l’incompatibilità del pm (ma solo del giudice) lede i diritti dei cittadini. Il legale sta anche valutando se chiedere la remissione del processo dinanzi ad altro giudice. Mentre il difensore di alcuni dei condannati «per orrore», Claudio Defilippi, chiede al Guardasigilli di inviare gli ispettori per verificare l’operato della procura di Taranto.

La storia di Antonino Velio

Palermo | “Il killer dell’ufficio accanto” (Pietro Vittorietti Editore, 160 pagine, 12 euro), romanzo del giornalista di Repubblica, Lucio Luca, è un noir ispirato da una storia vera. Quella di Nino Velio Sprio, funzionario regionale trasformatosi in spietato serial killer. L’unico che si ricordi nella storia criminale di Palermo. L’unico che per un decennio è riuscito a sfuggire alle forze dell’ordine. L’unico sconosciuto persino a Cosa Nostra. Nel momento in cui si svolgono i fatti, Antonino Velio Sprio è un anonimo impiegato della Regione Siciliana. Ha 56 anni, una moglie, due figli grandi…e una vita segreta. Bisogna partire dal suo arresto per risalire a dieci anni di misteri. Un fornaio di Firenze, un rappresentante di libri, un avvocato penalista, due funzionari regionali. Un filo invisibile lega cinque omicidi. Un impiegato che diventa diavolo vendicatore e vuole punire ogni torto subito. Un boss improvvisato che mette in piedi una cosca scalcinata, ma firma cinque delitti. Uccide Giovanni Bonsignore, integerrimo funzionario, colpevole d’indagare su alcune truffe. E nove anni dopo Filippo Basile, capo del personale all’Assessorato Agricoltura, che stava per farlo licenziare dalla Regione Siciliana. In mezzo vendette, punizioni, estorsioni, decine di persone vive per miracolo. Il carattere, la violenza, le fobie dell’impiegato della Regione affiorano, capitolo dopo capitolo, dall’intrecciato rapporto tra due uomini. Uno è il magistrato che raccoglie una confessione, l’altro è il sicario preferito di Antonino Velio Sprio, che decide di dire tutto quello che sa. Un dialogo che dura pochi giorni, ma è molto intenso. Fra le pagine de “Il killer dell’ufficio accanto”, come in tutti i gialli, corre parallela l’investigazione. Al principio errori e distrazioni, omissioni, pigrizie. C’è perfino un’impronta digitale dimenticata per anni in un fascicolo. E poi, piano piano, appare l’orribile verità su quei morti.

Dossier Holmes

Da oggi è on line nella sezione di LaTelaNera.com dedicata ai serial killer il dossier su H.H. Holmes, il primo assassino seriale americano documentato. Il breve saggio in sei parti è stato scritto da Biancamaria Massaro, che si occupa anche di gestire per la sezione il progetto Cereal Wiki.

Link al Dossier

Serial killer blamed in Florida cold case

MIAMI - A serial killer who died more than a decade ago is the person who decapitated a 6-year-old whose 1981 death revolutionised the search for missing children in the United States. The police announcement in Florida brought to a close a case that has vexed Adam Walsh’s family for more than 20 years and helped launch America’s Most Wanted, a reality show profiling fugitives, hosted by the boy’s father, John Walsh. “Who could take a 6-year-old and murder and decapitate him? Who?” an emotional John Walsh said at yesterday’s news conference, at one point placing a small photo of his son on the podium as he spoke. “We needed to know. We needed to know. And today we know. The not knowing has been a torture, but that journey’s over.”

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Viado ucciso, Cobianchi si accusa

Da La Nazione

PINO COBIANCHI la sera del 3 dicembre 2004 era in libertà, e non detenuto per rapina. Mi ricordo bene quella sera a Nodica: una fitta pioggerellina, molto sottile, ed era un sabato… quella maledetta sera mi incontrai con il ‘‘Giustiziere’’ che era armato di due pistole, una calibro 22 modificata, e una vecchia calibro 7,65 modello Astra». Continua a scrivere Pino Cobianchi e, tra le righe delle sue lettere spedite dal carcere Don Bosco, va ripetendo da giorni la solita agghiacciante cantilena: era libero ‘‘come un cardellino’’ la sera del 3 dicembre 2004, quando una mano tuttora ignota uccise con un colpo di pistola Wagner Pereira da Silva, 22 anni, transessuale brasiliano che si prostituiva ogni notte a Migliarino e che tutti conoscevano col nome di «Luana». Da quando, una settimana fa, la Procura di Pisa — coordinano l’inchiesta i pm Giovanni Maddaleni e Flavia Alemi — ha chiesto il suo rinvio a giudizio per tre dei quattro omicidi di prostitute di cui Cobianchi si era accusato nelle lettere alla Nazione dell’autunno 2006, il sedicente «Robin Hood» sembra essere caduto di nuovo nella stessa ‘‘trance epistolare’’ che due anni fa lo portò a confessare alla stampa indizi e particolari di cui soltanto il serial killer poteva essere a conoscenza.

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Adam Walsh’s Killer Named After 27 Years

The killer of a 6-year-old boy, whose death launched nationwide advocacy efforts for missing children and many other crime victims, has finally been named 27 years later. Police say Adam Walsh was killed by Ottis Elwood Toole, who once confessed to the crime then later recanted. Toole, who confessed to dozens of murders, died in prison in 1996. Adam is the son of John Walsh, who turned the personal tragedy in his life to a tireless effort to help missing children and victims of crime. He co-founded the National Center for Missing and Exploited Children and started the still popular television show “America’s Most Wanted” in 1988. Adam Walsh was abducted from a mall in Hollywood on July 27, 1981. His severed head was found two weeks later in Vero Beach, 120 miles north of the mall. His body was never found. Missing Children’s Act When John and Reve Walsh turned to the FBI for help, they discovered the agency would not become involved in such cases unless proof could be provided that an actually kidnapping had taken place. As a result, Walsh and others lobbied Congress to pass the Missing Children’s Act of 1982 which allowed police to become involved in missing children cases more quickly and created a national database of information about missing children. Walsh has long believed that Ottis Toole (pictured in mug shot) was the killer of his son, but evidence gathered by police at the time — carpet from Toole’s car and the car itself — was lost by the time DNA technology was developed that could have linked the carpet stains to Adam Walsh. Over the years, there have been several suspects in the Adam Walsh case. At one time, there was speculation that serial killer Jeffrey Dahmer may have been involved in Adam’s disappearance. But the other suspects were eliminated by investigators over the years. Death Bed Confession Toole was a convicted serial killer, but he also confessed to many murders that he had nothing to do with, according to investigators. In October 1983, Toole confessed to the murder of Adam, telling police he grabbed the boy at the mall and drove about an hour north before decapitating him. Adam’s head was found in Ft. Pierce, Florida about 120 miles north of Hollywood. Toole later recanted his confession, but a niece of his told John Walsh that on Sept. 15, 1996 from his death bed Toole admitted to the kidnapping and murder of Adam. “For years we have asked the question, who could take a 6-year-old boy and decapitate him. We had to know. Not knowing has been a torture, but that journey is over,” a tearful John Walsh said at a news conference today. “For us it ends here.”

Serial killer sentenced to die

A judge today sentenced serial killer William Jennings Choyce to death for raping and murdering three women more than a decade ago, despite last-minute pleadings by his attorneys for a lesser punishment. Attorneys for Choyce, 54, told the judge there was also a good side to the convicted killer’s personality as a father and that one day executing him would be yet another killing that amounts to a sin. San Joaquin County Superior Court Judge Linda Lofthus ultimately sided with prosecutors and relatives of the slain women who said they thought death was the appropriate punishment. A jury earlier this year found Choyce guilty of killing Victoria Bell, Lawanda Beck and Gwendolyn Lee. The same jury then recommended the death sentence for Choyce, a ruling Lofthus imposed. Lofthus spoke slowly as she read Choyce the death sentence, appearing to have difficulty saying the words that would one day send him to die. Choyce will remain today at the courthouse until state corrections officials transport him to California State Prison San Quentin. There Choyce will join some 677 inmates on California’s death row. Read Tuesday’s Record for more on this story by staff writer Scott Smith.

Swedish serial killer withdraws confessions

A convicted serial killer in Sweden has withdrawn his confessions for eight murders and his lawyer says he will seek a retrial in each case. Thomas Quick was convicted of murdering five people between 1976 and 1988, including a Dutch couple and an Israeli tourist. He was also found guilty of three murders in Norway. Quick was found mentally ill and sentenced to psychiatric care in the early 1990s. In an interview with Swedish broadcaster SVT on Sunday, Quick said he was innocent and had been heavily influenced by tranquilizers at the time of the confessions. His lawyer Thomas Olsson said he would seek a retrial for every conviction. Prosecutor Christer van der Kwast, who handled the case, did not immediately return calls seeking comment.

Una commedia infernale per Malkovich

Da http://www.movieplayer.it

Il prossimo anno, a luglio, John Malkovich vestirà i panni di Jack Unterweger, un serial killer austriaco, in The Infernal Comedy, un musical sperimentale che andrà in scena a Vienna. Unterweger fu accusato di aver ucciso numerose prostitute in Austria e negli Stati Uniti, e morì suicida in carcere nel 1994. Durante i quindici anni di reclusione, Unterweger scrisse numerose poesie, drammi, racconti e persino un’autobiografia, Fegefeuer (Purgatorio), che fu adattata per il grande schermo. Nel ‘90, dopo che numerosi intellettuali austriaci firmarono delle petizioni per farlo scarcerare, ritenendo che ormai fosse riabilitato, Unterweger fu graziato, ma tornò ad uccidere pochi mesi dopo la sua scarcerazione. In The Infernal Comedy - che era già andata in scena a Santa Monica, in California, all’inizio di quest’anno con il titolo Seduction and Despair - il personaggio di Unterweger racconterà la storia della propria vita, mentre le sue vittime saranno interpretate da soprano che canteranno celebri arie di opera. In questi giorni Malkovich è nelle nostre sale con il mystery Changeling, nel quale affianca Angelina Jolie, e all’inizio della stagione è apparso anche in Burn after reading, ultimo film dei fratelli Coen.

L’Occhio della Morte, film

Da http://www.horrormovie.it

L’esecuzione capitale non uccide i serial killer, ma li rende più forti. Questa potrebbe ormai essere considerata una regola base di un certo tipo di cinema horror, dal momento che negli anni sono stati diversi i film che hanno portato in scena un serial killer semi immortale scampato alla sedia elettrica o all’iniezione mortale. Il craveniano “Sotto Shock” (1989) in primis e i suoi cloni “La Casa 7 – The Horror Show” (1989) e “Pentagram” (1990), fino al più recente “Il tocco del male” (1998), hanno tutti al centro della storia un killer soprannaturale che continua la sua opera anche dopo essere stato giustiziato dallo Stato. Quella che potrebbe essere letta come una critica alla barbara pratica della pena di morte, trova probabilmente il suo iniziatore proprio in questo men che mediocre lungometraggio del regista televisivo Robert Kirk.

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