Viado ucciso, Cobianchi si accusa
Da La Nazione
PINO COBIANCHI la sera del 3 dicembre 2004 era in libertà, e non detenuto per rapina. Mi ricordo bene quella sera a Nodica: una fitta pioggerellina, molto sottile, ed era un sabato… quella maledetta sera mi incontrai con il ‘‘Giustiziere’’ che era armato di due pistole, una calibro 22 modificata, e una vecchia calibro 7,65 modello Astra». Continua a scrivere Pino Cobianchi e, tra le righe delle sue lettere spedite dal carcere Don Bosco, va ripetendo da giorni la solita agghiacciante cantilena: era libero ‘‘come un cardellino’’ la sera del 3 dicembre 2004, quando una mano tuttora ignota uccise con un colpo di pistola Wagner Pereira da Silva, 22 anni, transessuale brasiliano che si prostituiva ogni notte a Migliarino e che tutti conoscevano col nome di «Luana». Da quando, una settimana fa, la Procura di Pisa — coordinano l’inchiesta i pm Giovanni Maddaleni e Flavia Alemi — ha chiesto il suo rinvio a giudizio per tre dei quattro omicidi di prostitute di cui Cobianchi si era accusato nelle lettere alla Nazione dell’autunno 2006, il sedicente «Robin Hood» sembra essere caduto di nuovo nella stessa ‘‘trance epistolare’’ che due anni fa lo portò a confessare alla stampa indizi e particolari di cui soltanto il serial killer poteva essere a conoscenza.
GLI INQUIRENTI, che dopo la prima mandata di lettere hanno riaperto le indagini sui quattro delitti irrisolti, ritengono Pino Cobianchi responsabile ‘‘solo’’ dei primi tre omicidi: quello di Evelyn Ogumbor, nigeriana di 26 anni, sparita a fine giugno e trovata uccisa a Coltano il 3 luglio 2003, quello di Petra Vendikova, 22 anni, prostituta ceka, il cui cadavere fu scoperto il 13 agosto dello stesso anno a Madonna dell’Acqua, e di quello di Ernestina Ingenito, 23 anni, una lucciola napoletana sparita a settembre e il cui corpo, ormai ridotto ad uno scheletro, fu ritrovato a Coltano il 22 novembre 2003. L’uccisione di ‘‘Luana’’, secondo gli investigatori, non sarebbe opera del Giustiziere e la nemmeno troppo velata autoaccusa di Cobianchi sarebbe in realtà soltanto l’autocalunnia di una personalità border line. Mancano le prove di quest’ultimo delitto, mancano quei riscontri che hanno consentito di chiudere il cerchio sugli altri tre casi ancora aperti. Soprattutto mancano all’appello quelle due pistole che Cobianchi sostiene di avere avuto con sé e che due anni fa furono cercate a lungo dai sommozzatori nelle acque melmose del Lago Morto, il bacino artificiale di Coltano. LE DUE PISTOLE non sono mai saltate fuori, forse il killer le ha nascoste altrove. Ma Pino Cobianchi sostiene di averle avute con sé ‘‘quella sera maledetta’’, il 3 dicembre 2004, quando dice di aver incontrato ancora una volta il suo alter ego ‘‘Giustiziere’’. «Wagner Pereira da Silva — scriveva nel gennaio 2006 — fu ucciso con un colpo di pistola alla tempia. Una pistola artigianale, calibro 22 e in nessun caso il bossolo può essere rimasto sul terreno, come scrissero i giornali. Innanzitutto perché l’omicidio è avvenuto all’interno di una Mercedes C 200 dopo una violenta, breve, intensa colluttazione. Tanto che sotto le unghie laccate di ‘‘Luana’’ sono rimasti sicuramente brandelli di pelle del Giustiziere che per uccidere ha usato un proiettile calibro 22 a ‘piombo scamiciato’. Meno perforante, ma in certi versi più pericoloso perché rischia di frammentarsi in una miriade di schegge destinate a moltiplicare il danno». Oggi Cobianchi ribadisce di aver avuto a disposizione, quella sera maledetta, sia una calibro 22 modificata che una vecchia calibro 7,65. Poi conclude con un indovinello: «Se incontraste quattro fratelli, tutti sposati, ognuno con due figli ciascuno, quanti sareste in tutto (otto-dodici-sedici o diciassete? Voi rispondereste sedici e la vostra risposta sarebbe errata, non dal punto di vista logico, ma matematico». E l’enigma continua.
Posted: Gennaio 9th, 2009 under articoli.
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